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Dipendenze e nuovo Sé

Aggiornato il: 2 gen 2019


La dipendenza è ciò che risulta dall’incrocio tra il potere che la sostanza ha in potenza e il potere che quella persona è disposta ad attribuire alla sostanza”.

Questa straordinaria definizione di “dipendenza” è offerta da Rigliano sulla base delle teorie di Bateson. Il soggetto, portatore di una molteplicità di caratteristiche e di bisogni, incontrando l’oggetto della dipendenza (sostanza, comportamento o relazione, in modo pressoché indifferente), vive un’esperienza particolare data dalla ristrutturazione che il sé

subisce a seguito di questo incontro.

Il modello sistemico relazionale, infatti, definisce la dipendenza non come qualcosa che è o qualcosa che si ha, bensì come una “condizione esistenziale di un soggetto che ha organizzato nel tempo una struttura di azioni significative, volte a ristabilire la relazione tra sé e l'oggetto, da cui ricavare uno stato emozionale di eccezionale valore”.

Il nucleo della dipendenza è la relazione che si instaura tra il soggetto e la sostanza, un rapporto che permette di raggiungere un fine costituito da un nuovo Sé, il nuovo Io ideale. In tal senso ogni tipologia di dipendenza implica la realizzazione di una nuova identità considerata non solo migliore della precedente, ma anche irraggiungibile senza che intervenga la sostanza. Secondo questo approccio tutte le relazioni di dipendenza tendono ad essere mantenute in quanto riescono a generare una ristrutturazione dell'organizzazione

mentale del soggetto.

Di conseguenza dal punto di vista relazionale il tossicodipendente, in realtà, non dipende tanto dalla sostanza bensì da questo stato positivo di sé che non sa come conquistare in altri modi ma che è troppo attraente per essere abbandonato. In tal senso nessun oggetto può produrre la dipendenza se non c’è un soggetto che gli attribuisce ruoli salvifici per il sé, che gli affidi la responsabilità per la creazione del nuovo sé, il quale è sempre visto non solo

come positivo ma anche come migliore del precedente.


Pertanto il soggetto dipendente, spesso stigmatizzato, non ha fatto altro che cercare di porre rimedio alla sua sofferenza in modo inadeguato, e la dipendenza stessa può essere concettualizzata come un’espressione di disagio psicologico al pari di altri disturbi psicopatologici.


BIBLIOGRAFIA:


Bateson, G. (1977). Verso un'ecologia della mente. Milano: Adelphi.

Rigliano, P. (2004). Doppia diagnosi. Tra tossicodipendenza e psicopatologia. Milano: Raffaello Cortina Editore.


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