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  • Dott.ssa Nunziante

Da lunedì dieta? Sì, ma senza troppe restrizioni!

Quando cominciamo a seguire un regime alimentare, inizialmente proviamo una sensazione di euforia, ma ben presto esso svanisce e tutto cambia.

Nei casi in cui riusciamo ad andare avanti e ad avere un calo ponderale, o miglioramenti sul piano della salute fisica, ecco che sopraggiunge un altro nemico: la tristezza. Perdita di entusiasmo, apatia, ritiro dalle situazioni sociali, senso di impotenza, diminuzione della stima e della fiducia in sé stessi (perché non si è in grado di seguire la dieta nel dettaglio). Meno conosciute sono le conseguenze sul “pensiero irrazionale”.

Ci si ritrova a pensare “Sono senza speranza”, “è il mio destino quello di rimanere grasso”, “Non riuscirò mai a controllare il mio rapporto con il cibo e il mio peso”, “Appena finirò la dieta mangerò più di prima”

Si tratta pensieri irrazionali, irrazionali perché privi di validità, perché causati non dalla risposta biologica del nostro corpo a un regime restrittivo molto prolungato nel tempo.

L’andamento altalenante, la cosiddetta sindrome dello Yo-Yo, non riguarda solo il peso ma coinvolge anche le emozioni.

Tra i fattori che la letteratura scientifica indica come correlati alla genesi e nel mantenimento dei Disturbi dell’Alimentazione vi sono l’esperienza e la regolazione delle emozioni: le persone a rischio per questi disturbi molte volte mostrano difficoltà nella regolazione delle emozioni, sperimentano frequentemente emozioni negative anche parecchio intense e

utilizzano il cibo per regolarle (Polivy e Herman, 2002; Bardone-Cone e Cass, 2006; Macht, 2008).

Rinunciare per molto tempo ai cibi “non consentiti” o “limitare” l’introduzione di alcuni alimenti, è complesso. Il pensiero della privazione è sempre imponente e spesso si associa a un fenomeno definito “restrizione-disinibizione”, un meccanismo che ci porta a provare un desiderio fortissimo nei confronti del “cibo” del quale ci siamo deprivati e che non dovremmo mangiare.

Spieghiamo questo meccanismo di restrizione.

Il comportamento alimentare è un comportamento che dipende da circuiti omeostatici la cui funzione è assicurare la stabilità di taluni valori biologici. Nel caso della massa grassa, l’omeostasi si traduce in un peso stabile. Ogni scarto rispetto all'obiettivo si esprime in un fabbisogno che provocherà la ricerca e l’assimilazione degli alimenti che porteranno l’energia o dei nutrimenti che colmeranno tale fabbisogno.

Un individuo che segue una dieta dimagrante esercita un controllo di ordine cognitivo sul proprio comportamento alimentare con l’obiettivo di dimagrire o, comunque, di non ingrassare. Egli si nutre quindi con una modalità riflessiva, si fida di credenze che definiscono le condotte alimentari maggiormente adatte al suo progetto. Tali credenze riguardano le quantità di alimenti da consumare, la loro composizione, gli abbinamenti autorizzati, i metodi di cottura e di condimento, gli orari e le modalità di consumo.

Pertanto la persona a dieta lotta costantemente contro i meccanismi di regolazione biologica. Questo fenomeno farebbe nascere negli individui stati mentali simili a quelli delle persone in stato di deprivazione alimentare come l’iperfocalizzazione sul cibo, la difficoltà di concentrazione, l’irritabilità e l’iperemotività.

I dati sull'inefficacia delle diete si spiegano quindi come la sconfitta inevitabile di un controllo cognitivo del comportamento alimentare nel medio e lungo termine. La prossima settimana approfondiremo i meccanismi di restrizione alimentare e il loro impatto sull'alimentazione.






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