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  • Dott.ssa Nunziante

Ansia: quando chiedere aiuto?

Aggiornato il: 2 gen 2019


“La signorina Isaac aveva iniziato a sentirsi insolitamente tesa e inqueta; si stancava facilmente e aveva problemi a concentrarsi. Aveva anche preoccupazioni eccessive riguardo alle sue prestazioni lavorative e alla sua situazione economica […] Aveva ripetutamente cercato rassicurazioni da parte dei colleghi e della madre, ma nessuno sembrava in grado di aiutarla e aveva paura di essere diventata “un peso per tutti quanti””.

Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha sperimentato queste sensazioni. Alzi la mano chi non ha mai pronunciato la frase "Che ansia!". Ebbene, l’ansia è caratterizzata da uno stato di tensione, senso di minaccia, preoccupazioni e sintomi fisici quali incremento della pressione sanguigna e del battito cardiaco, sudorazione, tremolio e vertigini che ostacolano il raggiungimento ed il mantenimento di una buona qualità della vita.

Coloro che soffrono di ansia cronica solitamente hanno pensieri ricorrenti e preoccupazioni generalizzate e possono adottare condotte di evitamento nel tentativo di gestire tali preoccupazioni ("Non vado a quell'evento, tutta quella gente mi mette ansia!" oppure "Non riesco a fare l'esame, ogni volta vado in aula, mi faccio prendere dall'ansia, e torno a casa"). Risulta fondamentale effettuare una distinzione preliminare tra ansia e paura, poiché quest’ultima costituisce una reazione ad un pericolo immediato, mentre l’ansia si riferisce ad un evento futuro che potrebbe, o non potrebbe, verificarsi. Nonostante la maggior parte delle persone consideri l’ansia una reazione negativa, essa possiede tuttavia un valore adattivo poiché prepara l’organismo ad un’eventuale risposta di attacco o di fuga. In alcuni casi, però, l’ansia diventa pervasiva e paralizzante al punto da impedire di vivere la quotidianità in modo sereno. Quando le preoccupazioni diventano eccessive fino a influenzare il funzionamento dell’individuo, la persona potrebbe necessitare di un aiuto.

Le “ansie” sono tutte uguali?

Non proprio.

Idealmente si possono distinguere diversi tipi d’ansia, ma spesso essi tendono a mescolarsi e a sovrapporsi. È possibile però effettuare una generica distinzione poiché l’ansia può essere “libera”, ovvero correlata a delle preoccupazioni generali, oppure può legarsi ad oggetti e situazioni specifiche, configurandosi come fobia.

L’ansia è una malattia?

L’ansia potrebbe non strutturarsi come un vero e proprio disturbo ma causare, in ogni caso, sofferenza all’individuo, una sofferenza su cui è possibile intervenire anche mediante un percorso non terapeutico, costituito da colloqui di sostegno, durante i quali identificare le risorse dell’individuo e lavorare sulle problematiche che lo affliggono. L’ansia potrebbe, infatti, essere correlata ad una scarsa autostima, a timore del fallimento, a pensieri negativi più o meno consapevoli, a modalità di fronteggiamento delle difficoltà poco adeguate. Pertanto, assieme allo psicologo, è possibile identificare gli elementi ed utilizzare le proprie risorse per raggiungere il benessere. Se l’ansia sta influenzando in modo significativo la tua vita, se ti senti continuamente teso, se hai difficoltà a concentrarti sul lavoro o sullo studio, se questa situazione ti provoca sofferenza, probabilmente è arrivato il momento di farti un regalo e di porti al centro della tua esistenza come attivo promotore del tuo benessere.


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Caso tratto da: Barnhill L.W. (a cura di, 2014). DSM-5. Casi clinici. Milano: Cortina. Caso 5.5

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